L’effetto terribile della falsità è che essa impedisce l’istituirsi di una comunità etica genuina, fondata non sulla contingenza degli affetti ( paura, allettamento etc… sempre riportabili all’unico motivo dell’egoismo), ma sulla stabilità dell’”intenzione” come ferma “convinzione” interiore -il termine tedesco Gesinnung veicolo entrambi i significati, intenzione e convinzione. Appunto di filosofia relativo all'etica e alla religione espressi dal grande filosofo Epicuro (clinamen, intermundia) di eleonora.serafini.12 (4568 punti) 1' di lettura. La conversione si configura, secondo Kant, come un atto unico e fondamentale che consiste in una specie di rinascita, di rivoluzione interiore, di cangiamento di cuore: esso avviene fuori del tempo e si traduce nel tempo in una riforma continua di costumi, in un progresso che non cessa mai di impegnare l’uomo convertito, il quale agli occhi di Dio che sa leggere le intenzioni nell’intimo nei cuori, ha già con il suo atto di conversione realizzato un’umanità gradita a Dio, è divenuto soggetto suscettibile di bene, un uomo fondamentalmente buono. E’ proprio l’idea del male radicale e d’una possibile liberazione da esso che spinge Kant in quella zona dell’insondabile, del mistero, che urge ai limiti della ragione in una sorta di insistito rimando. Nei confronti di ogni religione storica, è noto come la filosofia della religione espleti la sua critica innanzitutto distinguendo tra vere religioni e pseudo-religioni, dichiarando quest'ultime deformanti il giusto rapporto Creatore-creatura, e successivamente, nell'ambito delle vere religioni, cerca quella che meglio si configuri rispetto all'essenza della religione. Qui emerge veramente il significato della distinzione fra ragion pura pratica e ragione strumentale. Insisto su quest’ineliminabilità: troppo spesso i lettori di Kant dall’impossibilità di soddisfare la domanda hanno argomentato l’insignificanza della domanda stessa, che è quanto di più antitkantiano ci possa essere. Si ha un passo ulteriore rispetto alla Critica della ragion pratica e alla dottrina dei postulati: Dio è qui considerato più che altro come colui a cui l’uomo si apre nella propria indigenza per il compimento della sua moralità, e non soltanto come il garante del sommo bene, quasi la condizione metafisica di esso. La fede in Dio nonostante la presenza del male nel mondo è tutta fondata sulla legge morale e sul suo carattere imperativo, che qui è vissuto (come sempre avviene in Kant quando parla del trapasso dalla morale alla religione come atteggiamento vissuto) nella pienezza delle sue conseguenze esistenziali. Il che è come dire che l’uomo porta seco inevitabilmente la domanda su Dio anche se non ha i mezzi teoretici per soddisfarla. Questa deriva razionalistica ha avuto l'effetto di ridurre la filosofia della religione a mero studio della prassi religiosa sotto molteplici punti di vista tranne, però, quello essenziale che è il suo fondamento veritativo; ad esempio, secondo Schleiermacher, la religione sarebbe ridotta a "sentimento di assoluta dipendenza". Ho preso visione della privacy policy di CCDC. (function (w,d) {var loader = function () {var s = d.createElement("script"), tag = d.getElementsByTagName("script")[0]; s.src="https://cdn.iubenda.com/iubenda.js"; tag.parentNode.insertBefore(s,tag);}; if(w.addEventListener){w.addEventListener("load", loader, false);}else if(w.attachEvent){w.attachEvent("onload", loader);}else{w.onload = loader;}})(window, document);Cookie Policy Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 4 lug 2020 alle 12:04. È anche evidente, in una tale impostazione, la deriva fideistica che vi soggiace. È chiaro in tutto questo il ruolo che assume la teologia naturale come disciplina che dimostra metafisicamente l'esistenza di Dio e ne esplicita gli attributi (unicità, personalità...): è una disciplina di stretto confine con la filosofia della religione con la quale condivide, come tutta la filosofia, il fatto di procedere dalle verità del senso comune, e alla quale facilita certamente il compito di stabilire, proprio in base agli attributi divini, il retto rapporto che l'uomo deve liberamente avere con Dio: pietà filiale, confidenza, culto, ma anche ricerca di senso dei suoi piani provvidenziali a partire dalla propria esperienza. Ora, l'esperienza religiosa è conoscenza spontanea e necessaria di Dio (ottenuta con un'inferenza) che ogni uomo in quanto uomo possiede, ed è per questa conoscenza che l'uomo sente l'esigenza di entrare in rapporto personale con il suo Creatore: la religione è questo rapporto esplicitato in una prassi sia individuale che comunitaria. Un’etica senza religione per Kant non ha senso: affermare l’impossibilità del Sommo Bene sarebbe per lui “considerare la legge morale fantastica e diretta a fini vani e immaginari, e quindi falsa in sé medesima”. Tutte le volte che leggo le pagine di Kant su questo punto non posso non pensare a Gogol, alla sua commedia Il revisore. Morale, storia, politica, religione", Brescia, Scholé, 2018. Un’etica senza religione per Kant non ha senso, ma anche non ha senso una religione senza etica, e non v’è altra via d’accesso alla religione che quella etica. L’idea dei due cerchi concentrici implica ovviamente che nella religione rivelata, che pure contiene in sé la religione puramente razionale, vi sia qualcosa di più di quello di quanto si ritrova in quest’ultima. La Religione nei limiti della semplice ragione è, come si sa, opera tardiva (1793,1794) e del resto alle domande cui l’uomo non può sottrarsi e in cui si articola l’esigenza critica -Che cosa posso conoscere? L’uomo, come essere razionale finito, ha bisogno di simboli e di istituzioni quali “sostegni sensibili” di più altri principi razionali, e la Chiesa ha un aspetto per cui è Chiesa visibile, ma simboli e istituzioni debbono esseri valutati per il loro accordo con la pura religione morale e la Chiesa sarà tanto più pura quanto più saprà rispondere a questa esigenza, sino a fare delle leggi statutarie che la caratterizzano un mezzo per la sua conservazione e diffusione, qualcosa che vale solo se ravviva la nostra fede e le nostre convinzioni morali. La filosofia della religione è la disciplina che si occupa di studiare in modo sistematico e rigoroso la religione, soprattutto nei suoi aspetti più essenziali, nella sua essenza. Liceo scientifico di Stato "A. Calini" Via Monte Suello 2 - 25128 Brescia (BS) Tel. Alla base dell’opera dell’Anticristo è per Kant il riassorbimento della moralità nella legalità, fatta passare per moralità, e la diffusione quindi di una falsità universale. Nei confronti di ogni religione storica, è noto come la filosofia della religione espleti la sua critica innanzitutto distinguendo tra vere religioni … Sembra così che le due sfere concentriche non manchino di punti di contatto: come quello che Kant chiama “il teologo biblico” difficilmente può fare a meno della ragione, il “teologo filosofo” nello svolgimento della sua problematica trova motivi che lo aprono ad una rivelazione trascendente, nei cui confronti non cesserà di fare valere le esigenze della ragione, ma che intanto non può negare e dalla quale le vengono aiuti a colmare le sue lacune teoretiche. Il criterio di valutazione della Chiesa visibile è la Chiesa invisibile, l’idea della Chiesa nella sua purezza (al di là di ogni ispessimento dei simboli e di quello che si è visto essere il falso culto), alla realizzazione della quale dobbiamo mirare ma rispetto alla quale egli talvolta afferma che siamo ancora a una distanza infinita tanto che sembra che anche qui essa potrebbe anche solo avvenire nell’eschaton. La filosofia "ancella della fede" è così la concezione rintracciabile in questi primi costruttivi rapporti tra filosofia e religione, ad es. Religione e filosofia : relazioni e comunicazioni all'11. Si tratta di una disciplina filosofica: rinvenire l'essenza della religione è un'operazione accessibile all'umana ragione. Libertà, esistenza di Dio e immortalità dell’anima sono postulati della ragione pratica, cioè proposizioni teoretiche, ma come tali non dimostrabili, che ineriscono necessariamente a una legge valida a priori, cioè alla legge morale inscritta come si è vista nella nostra ragione. Chiaramente l'adesione effettiva a Dio che si rivela è lasciata alla libertà dell'uomo sotto il necessario impulso della grazia. Tenendo ferma questa destinazione ultima pratica della ragione, Kant giungerà a parlare di un ordinamento saviamente predisposto delle nostre facoltà razionali: se ad es. e P.IVA: 00844950170 In un bel saggio sul Fallimento di ogni tentativo in teodicea (1791), Giobbe, quello che la tradizione ha sempre considerato come l’eroe religioso per eccellenza, è considerato invece come eroe morale. Concluderò osservando che questa correlazione fra esperienza del male e trascendenza, è di grande importanza per Kant per quel che riguarda lo stesso problema della teodicea, perché proprio quel male che sembra costituire un ostacolo all’affermazione di Dio ci apre invece a Lui in un orizzonte di mistero. Occorre distinguere la tendenza al male, che c’è in ciascuno di noi come effetto di questa scelta primordiale, dalla disposizione al bene che è tratto essenziale della nostra natura e con cui questa tendenza può convivere ma che in nessun modo può distruggere. Ora questo “di più” riguarda sia la forma che il contenuto della religione rivelata. Scopri tutti i libri di genere Storia, Religione e Filosofia su Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore Ho voluto precisare il tipo di religione poiche non mi permetterei mai … Che cosa debbo fare? Per questi motivi oserei dire che questa dottrina della religione che ha il suo centro nella considerazione del male radicale ha un’attualità che è lungi dall’essere esaurita. Si è visto come dal male radicale fosse travagliata la stessa Chiesa, la comunità etica che Dio chiede agli uomini di instaurare e organizzare. II, §4, nota a), opera che talvolta si è voluta separare dalla Religione nei limiti della semplice ragione come contenente tutto il vero pensiero etico-religioso di Kant nei confronti di quello che fu considerato spesso come un lavoro marginale o addirittura tale da risultare infedele allo spirito più profondo dell’etica dell’illuminismo esposta nella prima. Occorre distinguere la ragion pratica da quella che sarà chiamata ragion strumentale: la ragion strumentale è sempre subordinata ad un fine empirico e al raggiungimento di tale fine, la ragione pratica ha invece un valore assoluto, determina la volontà secondo la legge universale che esprime senza alcuna considerazione di fini pragmatici. Questo mi pare un motivo di forte attualità, a cui ne aggiungerei due altri. Impossibile fare tacere questa tensione verso l’unità, impossibile soddisfarla. ��������� … Ora l’esperienza ci fornisce un complesso di impressioni, ma non le loro relazioni, che sono un prodotto dello spirito umano in risposta all’esigenza di una conoscenza oggettiva. Alla lotta per la purezza dell’intenzione morale si accompagna così un atteggiamento di “umile fiducia” in un aiuto dall’alto o dal profondo dell’essere, là dove i nostri sforzi non bastano, che è apertura ad una trascendenza genuina ed è atteggiamento religioso. Ma c’è un di più di maggior interesse che riguarda il contenuto, che Kant afferma dicendo che la religione rivelata può servire a colmare la manchevolezza teorica della fede razionale su certe questioni rispetto a cui confessa la sua indigenza ( per es. Docente di filosofia presso la Duke University, è una delle figure di spicco contemporanee della metafisica e della filosofia della religione. La presenza della legge morale in noi e il comando del Sommo Bene sono l’unico motivo per sperare che il male, che pure ci attanaglia e ci circonda da ogni parte, non è ultimativo, anche se la sua presenza e il modo del suo accordarsi con la Saggezza morale di un Creatore del mondo restano per noi insondabili. C’è nell’oscurità del mondo in cui ci troviamo (tutto il saggio è percorso da un senso dell’inaudita potenza di Dio e del mistero, che si accentua proprio quando Dio parla direttamente a Giobbe) qualcosa che splende in noi, la legge morale; tradire questa legge vorrebbe dire tradire quello che solo in questo mondo parla di Dio, precludendosi così l’unica ragione di credere in Lui anche se non si riesce a comprendere le vie attraverso cui si manifesta la sua saggezza nel corso del mondo. È questo un momento fondamentale del compito che una filosofia della religione di corretta impostazione deve assumersi: se la salvezza è opera di Dio, è però compito dell'uomo accoglierla nella piena adesione alla verità, e ogni sforzo di purificazione in tal senso passa necessariamente attraverso la dialettica ricerca/accoglienza. «Che cosa sarebbe l’arte senza la Cappella Sistina di Michelangelo, la poesia senza la Divina commedia di Dante, la musica senza la Passione secondo Matteo di Bach, la © 2018 Cooperativa Cattolico-Democratica di Cultura / Tutti i diritti riservati. Kant risponde “nella falsità”. Gli argomenti con cui gli amici si rivolgono a Giobbe, come quelli con cui Giobbe risponde agli amici, hanno secondo Kant poco di notevole, ma un punto è importante: quando gli amici consigliano Giobbe di dichiararsi colpevole e riconoscere che il castigo di Dio è giusto, Giobbe rifiuta, perché questo non è il suo convincimento interiore, e cadrebbe allora nella massima abiezione morale, la falsità. Sul piano della ragion pratica è affermata la libertà umana che per Kant ha un duplice senso: essa consiste nel determinarsi secondo la forma pura della legge trascendendo ogni impulso sensibile che la rinchiuderebbe in una necessità impostagli dal di fuori, ed è la stessa capacità di determinarsi per la legge o per gli impulsi sensibili. . Del resto anche più in generale essa è una filosofia dei limiti della natura umana e della trascendenza, come tale conosce l’umiltà, sentimento religioso per eccellenza di fronte ad un realtà che mai giunge a piena trasparenza, che non è possibile dominare con il pensiero. Egli però ondeggia fra la considerazione di questi schemi come necessari per l’uomo che, in quanto essere razionale finito è dotato di sensibilità, e l’assumerli invece come legati ad una situazione fattuale dell’umanità, che potrebbe anche essere anche provvisoria, secondo il principio illuministico in base al quale un’umanità veramente matura potrebbe anche fare a meno di essi. (function (w,d) {var loader = function () {var s = d.createElement("script"), tag = d.getElementsByTagName("script")[0]; s.src="https://cdn.iubenda.com/iubenda.js"; tag.parentNode.insertBefore(s,tag);}; if(w.addEventListener){w.addEventListener("load", loader, false);}else if(w.attachEvent){w.attachEvent("onload", loader);}else{w.onload = loader;}})(window, document); Privacy “Agisci in modo che la massima della tua azione possa essere elevata a norma di una legge universale”, dice Kant. Lo spazio e il tempo unitario in cui noi collochiamo le cose costituiscono costruzioni dello spirito umano, dello spirito cioè che è in ognuno di noi e costituisce la nostra comune radice. Un punto che viene confermato dall’ateismo contemporaneo che, per potersi affermare, ha dovuto espungere da sé la considerazione di tutti gli elementi negativi dell’esistenza, che impediscono il sì incondizionato al mondo sino e un assorbimento dell’uomo in esso cui mira. Il [...] dei Paesi Bassi di religione protestante, di stanza a e si arruolò nell’armata cattolica di Massimiliano di Baviera, con una nuova epoca nella storia della scienza. Se condizione della validità della legge morale come determinante la volontà è la libertà, condizioni del Sommo Bene come oggetto di una volontà determinata dalla legge morale, quindi “praticamente necessario”, sono l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima umana. La tendenza al male così delineata è invincibile? NOTA: testo, rivisto dall’Autore, della conferenza tenuta a Brescia il 24.2.2006 su invito della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura. La perversione si spinge allora sino a presentare come morali azioni che, lungi dall’essere motivate dalla legge, sono soltanto vagamente nella sua direzione, a cercare di giustificare azioni che oltre che essere non motivate dalla legge non le sono conformi, aggirando la legge; sempre riconoscendo l’autorità ma trovando motivi sofistici che nell’atto di questo riconoscimento ne giustifichino la disobbedienza. La netta separazione tra religione e filosofia su cui insistiamo oggi non esisteva nella civiltà occidentale fino al XVIII secolo circa e non vi fu mai una tale separazione nella civiltà orientale. La legge morale cui è soggetto lo rende così membro di un mondo intelligibile (solo in esso può essere collocata la libertà), la cui causa (l“Autore intelligibile della natura”) può subordinare la natura alle esigenze della moralità, commisurando la felicità degli esseri finiti alla loro virtù. Si tratta di idee che la rivelazione custodisce, come quelle di mistero e grazia, che Kant chiama trascendenti, di cui non posiamo fare nessun uso né conoscitivo né pratico, ma di cui la ragione non può contestare né la realtà né la possibilità, che anzi deve ammetterle come termini di quella che Kant chiama fede riflettente, una fede che, a differenza di quella morale o razionale ( la fede dei postulati) che nasce dalla ragion pratica di per sé presa, nasce invece dalla riflessione che la ragione esercita sulla situazione umana nella sua concretezza, sulla moralità nel suo esercizio concreto, sulla sua possibilità in un contesto fattuale che sembra minacciarla o addirittura frustrarla. la dimostrazione dell’esistenza di Dio fosse possibile, poiché una dimostrazione necessaria equivale ad un’intuizione, la “tremenda maestà di Dio” ci sarebbe sempre dinnanzi e come allora parlare di libertà umana? I suoi limiti, che certo esistono, e che forse possono ridursi all’unica ma decisiva obiezione, che l’ispirazione fondamentalmente etica del suo filosofare, l’appassionata concentrazione sul momento morale che ne è il centro, lo porta a discutere la religione sempre in riferimento all’imprescindibile e intrascendibile esigenza morale, a mantenere e giudicare le rappresentazioni religiose sempre e soltanto per il rapporto che hanno con la nostra vita morale, non deve farci dimenticare la sua grande rilevanza. Kant ci dice che con esso non indica una religione costruita sulla base della pura ragione, tratta da essa, con esclusione della rivelazione divina, ma piuttosto una religione situata nei suoi limiti. Ebbene, il cristianesimo accoglie a tal punto tali verità che le riconosce strutturali per la stessa accoglienza della fede: "Senza questa capacità [di conoscere naturalmente Dio], l'uomo non potrebbe accogliere la Rivelazione di Dio" (Catechismo della Chiesa cattolica, n.36); in particolare esse sono necessarie affinché, innanzi ai segni con cui Dio si manifesta, sia "conforme alla ragione" (n.156) l'attribuzione a Dio stesso di tali segni: in questo senso le verità del senso comune sono note come "praeambula fidei". Il 25 gennaio scade la richiesta Aiuta a “trovare risposte di senso ai ‘perché’ della vita”, educa […] ��������� 4.2 L�opzione religiosa al cuore dell�azione: M. Blondel. Che cosa mi è lecito sperare? Il senso della presenza del male nell’universo non permette all’uomo una piatta accettazione dell’universo stesso, lo apre in qualche modo ad un orizzonte trascendente. Quest'ultimo elemento, in particolare, è singolarmente sottolineato, nel cristianesimo, proprio da quegli attributi di Dio che non a caso la teologia naturale individua: unicità, personalità, paternità, ecc. In tal senso, la Filosofia della religione italiana deve uscire da una certa sudditanza (più personale che filosofica) nei confronti delle strutture della Chiesa cattolica per aprirsi a un dialogo fecondo e rischioso con la contemporaneità, senza temere di perdere nulla di ciò che gelosamente conserva ma mettendolo a confronto con le tendenze più avanzate del mondo … Il male non è soltanto privazione, mancanza, ecc.., né si riduce alla finitezza umana: non è lo zero di virtù, ma la presenza del vizio, che impedisce alla virtù di venire all’essere, forza negativa. Kant giunge a dire, quando parla come ho detto del mito di Adamo, de te fabula narratur, in quanto il nostro permanere nel peccato è come un passare continuo dall’innocenza al peccato, perché in ogni momento lo ratifichiamo non compiendo quel che la legge morale esige, perché in ogni momento ci si può liberare dalla tendenza al male, instaurata dall’atto originario di libertà, con un atto altrettanto originario, perché da nulla preceduto.