a lui si consolava vivendo. (da “La Terra Santa 1983” – “Il Suono dell’Ombra 2010”), Quando il cielo baciò la terra nacque Maria, Quando il cielo baciò la terra nacque Maria. ma invano soffochi la tua voce  Il suo bel volto e ogni tanto una rete fu dato agli straccivendoli Dove vita, di sé fatta più piena ho valicato mille montagne Alada Merini, caffè e sigarette. entro raccolta in miti-sacrifici, da sotto la terra,  E perciò dàmmi un figlio delicato, Quando venivamo inchiodati in un cesso Leva morte da noi che hai tratto dai miei visceri il tuo nome, (poesia inedita del marzo 1981, pubblicata su: “L’eco del Chisone” il 14 giugno 2017). luminoso, ma, Dea, che volevamo la lapidazione. nasce profonda la luce di quante ne valga una messe, chino il capo nella polvere lo so, e poi, lentamente come perla strappata dal suo guscio, Sì, avrei voluto una madre che lavava le scale, ma oggi io non ho dato nulla Quella pazza. non sapeva nulla https://dilei.it/dileicipiace/alda-merini-malattia-figlie-frasi/511249 Una semplice, dolce madre, premurosa, attenta. compariva il sudore degli orti sacri, attoniti dentro la fede, del massacro delle notti solitarie tradiva la noia o la fatica Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. Si chiamano Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta. Vedrai sorgere giardini incantati dall’espressione assente. e bastava una inutile carezza sono la paglia arida sopra cui batte il suono, chiama un nome immediato: la tua donna. Era un operaio, è morto nel 1983, un lavoratore. Se mai io scomparissi nel certo abbraccio dell’intuizione, è un muso di cavallo che blocca Idioti e allocchi Acquaviva). In questo libro la figlia ripercorre la vita della madre, prima della sua nascita durante e dopo, fino alla fine della vita di Alda Merini. e poi ho tremato ancora parto ultimo è solo Ieri sera nel basso dentro la gioconda osteria Un poetessa che conta un numero sempre maggiore di pubblicazioni e di interventi pubblici, anche se il maggior numero di liriche è riposto nei cassetti di vari scrittori, amici o conoscenti occasionali, data la tendenza di nostra madre a regalare i propri manoscritti. ridacci quell’innocenza, alle tue mille bocche di ristoro! È la notte della povertà. L’ho visto accadere ad altri, non è una mia esperienza. tagliando in pezzi il nome anima circoncisa, Poi la mia casa è stata distrutta dalle bombe. una mancanza netta d’orizzonti. Prima di iniziare a parlarvi di questa meravigliosa donna per come noi la ricordiamo, vogliamo raccontarvi il periodo che noi non conosciamo, quello prima del nostro arrivo, attraverso le sue parole tratte da un testo autobiografico in cui si racconta alla giornalista Cristiana Ceci nell’autunno del 2004. nude, di maschio deciso Ho visto morire tanti ragazzi. Un rapporto iniziato con difficoltà già dai nostri primi anni. senti odore di luna senza quasi rancore…, L’illusione era forte a sostenerci; Forse è la sua preghiera. Ti ho inventata madre, per essere abbandonata al mio triste destino. Siamo rimasti lì soli, io, la mia mamma e il piccolino appena nato. che intossica di morte l’avventura. Gli impediscono di vedermi… ma io fossi anche la donna più disastrata, son la sua mamma, capisci? (Alda Merini) I tuoi occhi appena aperti al mondo e fissi su di me. di quell’attimo pieno avide del mio asilo e dei miei frutti, +39 0362 621011 info@latisnc.it. mi fermerò il tuo momento, Il nostro rapporto con nostra madre è sempre stato assai complesso, evasivo, la vita di nostra madre ha influenzato positivamente ma anche negativamente le nostre scelte, ma soprattutto la nostra vita. So che tu coglieresti dei miei frutti per bagnarsi ( da “La presenza di Orfeo” – 4 ottobre 1950). e c’era anche il Messia per le sue esequie vive. dall’odore del vino, che salgono dal buioa ghermirti nell’anima ferita. https://caffebook.it/2018/04/29/tre-bellissime-poesie-di-alda-merini Beata somiglianza, hai lasciato dietro di te  la mia squallida spoglia dentro l’orgia spegnersi a un sommo d’intima dolcezza e la mia pelle di donna ci facevano gli elettrochoc ho avuto anch’io la mia Palestina, E a tutti quelli che, con noi, hanno pianto la morte di nostra madre vogliamo ricordare che lei la sua vita l’ha goduta, l’ha goduta tutta…. sono i falsi poeti con la tua benevolenza ma forse al chiaro di luna in tutte le membra e le anima, Questo periodo di apparente tranquillità non dura però a lungo, l’aggravarsi delle condizioni di salute di Pierri viene preso come pretesto dai figli del medico-poeta, da sempre contrari al loro matrimonio, per allontanare nostra madre. tangibile agli dei eri predestinata ad essere la Madre dei tuoi Discepoli. sono il poeta che canta e non trova parole. o quanti sguardi attoniti presa da morte snella, malgrado le tue sante guerre il mondo – era in quel momento preciso la sua sagoma ora assorta ed ora felice. sì, più dura vicenda Un certo pastrano abitò lungo tempo in casa Lei desiderava un sorriso  Essere la tua mamma è il miglior regalo che la vita mi abbia mai fatto. Molti diedero al mio modo di vivere un nome. e la tua ombra ma la curiosità è un grillo schiacciato Noi tutti, branco di asceti olmo, tu padre ricco d’ogni forza pura carro che io guido nel giorno dell’arsura (da “Terra d’Amore” poesie, racconti, aforismi. Alda Merini – Vuoto d’amore. poi ti volti e non sai ancora dire che stai dentro le labbra del signore. e suggevi del fiore delle mie rime e ti debbo parole come l’ape il segreto che turpe mi appassiona Mi commuovono”. Ma le mani ancora tese di un mio tormento d’amore, Anzi, il mio “Magnificat” è stato esaltato, perché ho presentato una Madonna semplice, come è davvero lei davanti a questo stupore dell’Annunciazione, che non accetta fino in fondo perché lei ha San Giuseppe. (l’amore fa di questi prepotenti che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore, Voi entrate nell’uragano dell’universo in dolore la poesia. di tensione repressa si modella e tu non lo sai dare. stretto intorno alla vita, di queste siepi terrene, rimembranza dolce, lucente, come un grido di alta grazia, ho conosciuto i segreti di mio padre cadrei a terra come un cadavere Credo nella crudeltà di Dio. che diventa una meta di coraggio. ma colpirmi di sì dolce armonia Anima, solamente la parola voi fate un balsamo per le labbra di Dio. quella che beve il mio dialogo dolce, con una voluttà bacchica e assente, a lungo stemperate nella voce, Soffriva molto lei, non di gelosia, soffriva perché veniva picchiata quando lui era ubriaco, ma lei lo amava e si crogiolava nell’illusione che lui cambiasse. (14 novembre 1951 – da ”Nozze romane” 1955). richiedenti ricchezza ad un mendìco. e morii presto sotto un’acacia immensa Ho aiutato mia madre a partorire mio fratello: avevo 12 anni. tu, strana verità che mi richiami è come suonare su una corda sola E le tue mani roventi un bellissimo, vergine viticcio le vergognose stelle Non ti posso più inventare madre Alda Merini: “ Mi hanno rubato la figlia, praticamente. mutevole e dolce ed il sole Appeso a un cappio o al portabiti avanzare la luce e ritirarla?… non lasciatemi sola; ti parla di care promesse, tu eri la mia ape  Noi eravamo sotto, nel rifugio, durante un coprifuoco; siamo tornati su e non c’era più niente, solo macerie. Alda: “Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. E ci stavamo in cinque. ha carpito la nudità del terrore, È così bello sentirti fuori, che l’amore ha sconfitto. Diviene un personaggio di successo, comincia a guadagnare i primi soldini, ma non cambia il suo stile: continua a vivere come una clochard nella casa dei Navigli, in un passato sepolto sotto mille oggetti accumulati nel tempo, in una casa piena di libri, quadri e fotografie, dove i muri divengono la rubrica su cui scrivere i numeri di telefono, ed il pavimento è un mosaico di sigarette spente… un rifugio, nella foschia dei Navigli, per artisti,  barboni o squattrinati, che le facevano visita. Era una scrittrice lei, già dall’età di 15 anni scriveva le sue poesie, e anche se vivevamo in una condizione di povertà e pativamo spesso la fame, nostra madre perseguiva i suoi sogni. Poesia di Alda Merini. voglio spazio per cantare crescere  non si sa ove cominci, il suo sorriso e fiorita son tutta e d’ogni velo e anelo il vento, il sole, che nessuno raccoglie  (22 dicembre 1948 – da”Poetesse del Novecento” 1951). una riva di mare che io fossi buttata nell’argilla né avrò bisogno delle tue vene che pulsano donne di grande fede Voglio dire che il poeta non c’è, c’è la figura umana del poeta. a capovolgere il mondo. esce il trillo del diavolo Dopo questo episodio ha inizio un triste periodo di silenzio e separazione dovuto all’internamento manicomiale di nostra madre presso l’Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano. Io pregavo da bambina, ero sempre in chiesa, sentivo sette, otto, dieci messe al giorno, mi piaceva, però non ci vado più dai tempi del manicomio. uno spazio di vento fino a quando mi imprigionerai? ma non avevo colpa sono la ninnananna che fa piangere i figli, sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida, “Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova: era una zona nuova ai tempi, di mezze persone, alcune un po’ eleganti altre no. Nostra madre si è spenta il 1° novembre 2009 all’Ospedale. non si sa mai che io levi nella notte Alda: “Per me è stato un miracolo di Dio essere uscita viva da lì. La non felice situazione finanziaria in cui versa, la porta ad affittare una stanza ad un amico pittore. senza aggiungere qualcosa voi navigate nei cieli aperti dei nostri limiti. presto cadremmo affranti dalla luce. Alda: “Vivono lontane da me, sono andate in affido presso famiglie lontane, solo due di loro, ma dei miei figli non voglio parlare… Mi vogliono bene, come tutti… bisogna stare molto attenti a non confondere il fanatismo con l’amore. ma non sono salita nei cieli lasciare le mie impronte sul tuo cuore L’intesa fra i due si fa sempre più forte, malgrado i trent’anni e la distanza che li separano, fino a quando, nel 1983 decide di sposarlo, solo con rito religioso, e si trasferisce a Taranto dove vi rimane per circa quattro anni. Lavandaie corrotte tutto il suo amore in Dio. Sono gioielli, vedi, le mie mani, Ma anche distesa per terra Tutti ammassati. per essere abbandonata al mio triste destino. proprio col soffio identico iniziale Difficile era, ed è stato, rapportarsi con una madre-poetessa, la cui vicenda personale è diventata con il tempo sempre più motivo di interesse  per critici e lettori. Dopo aver terminato il ciclo elementare, Alda Merini, frequenta i tre anni di avviamento al lavoro presso un istituto milanese. e tua madre diventerà una pianta e forse gli avrebbe portato in dote un figlio, con qualche rarissima finestra raccolti dentro un’ascia di ricordi. Alda Merini è la poetessa italiana più amata. e come la mia rima ma fuori l’aria è corretta, per allacciarmi ad ogni confusione. del passato cordoglio che non vede la luce. mentre prendevo l’ultimo sole d’inverno. (15 novembre 1947 – da La presenza di Orfeo – 1953). di quanto ne voglia il Signore, si spiegherà entro un ordine di regno. ci sta forse un respiro  Ho trovato una tale falsità nella Chiesa allora, in manicomio vedevo le ragazze che venivano stuprate e dicevano di loro che erano matte. lo sguardo della vergine sorella. di vino e dimenticanza Non ha forma la veste ch’essa porta, le stelle alpine Dio le pianta così in alto. “Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova: era una zona nuova ai tempi, di mezze persone, alcune un po’ eleganti altre no. e lì, amandoti sempre, come pendio sicuro al mio destino! sento il germoglio dell’antica fame del mio pavido corpo. ne fece un molle cuscino sulla scoperta che non feci mai ben legate ad un ceppo. Forse plaudono in me questo”. e taci meravigliata